Sant' Enea

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Posto ai confini meridionali dell’odierno territorio del comune perugino, l’antico borgo di Sant’Enea sorge arroccato su una collina che si discosta verso ponente dalla Strada Marscianese e domina la valle del Tevere e i colli che precedono Perugia.

 Il particolare toponimo che caratterizza il paese ancora oggi, risulta essere il frutto di una trasformazione e “corruzione” del nome della santa la quale, sin dalle origini, fu posta a protezione del paese: sant’Agnese martire. 

Le notizie più antiche riguardo a questo insediamento ce le trasmette lo storico folignate Ludovico Jacobilli che parlando della vita di san Romualdo affermò: “Nel territorio di Perugia eresse nel 1007 il monastero di San Severo dentro la città e i monasteri di Sant’Agnese e della santissima Trinità di fuori.”

  La genesi del paese di Sant’Enea appare dunque particolarmente segnata dal singolare tipo di insediamento religioso che vi sorse e la natura eremitca dell’ordine camaldolese può spiegare il motivo stesso della posizione appartata della chiesa parrocchiale di Sant’Agnese rispetto all’antico castello. 

Tale ubicazione è lecito pensare possa essere quella dell’antico eremo camaldolese sorto su un colle più in basso rispetto al paese, in direzione di ponente.

Nei primi atti ufficiali che riportano notizie del borgo in questione l’Ecclesia Sancte Agnetis in Collina si vide confermata proprio come pievania dipendente dall’insediamento camaldolese di San Severo posto nel rione di Porta Sole a Perugia. 

La nomina del presbitero a capo di questa pievania era dunque spettante all’abate di San Severo e non al vescovo di Perugia o al capitolo della Cattedrale come avveniva invece per gran parte delle pievi vicine.

Lo sviluppo del paese come castello fortificato risale al XIV secolo, durante il quale le continue scorribande ed incursioni di eserciti spinsero la popolazione ed il Comune di Perugia a dotarlo di una struttura muraria che lo avrebbe reso più sicuro e ne avrebbe fatto un caposaldo importante della via dei castelli lungo la collina.

 Nel 1387 infatti, il capitano di ventura Biordo Michelotti, assieme ad alcuni nobili fuorusciti da Perugia, dopo avere occupato Cannara e averne fatto il proprio avamposto per la riconquista della città, depredò la collina tra San Martino in Colle, Sant’Enea e Villanova.

Lotte per il potere caratterizzate da grande ferocia si consumavano nel frattempo in città tra i Degli Oddi e i Baglioni e tra i Baglioni stessi, culminanti queste ultime nelle cosiddette “nozze di sangue” del 15 luglio 1500. Sant’Enea fu attraversata in quell’occasione dalle truppe di Giampaolo Baglioni che si era rifugiato a Marsciano per sfuggire alla strage familiare perpetrata dal suo consanguineo Grifonetto.

 In un clima di forte incertezza politica ad aggravare ancora di più la situazione perugina, contribuì una nuova e terribile epidemia di peste che si protrasse sino al 1529 e che a Perugia e nel contado fece circa 8.000 morti. Nel corso del XVI secolo nel corso della profonda riorganizzazione sociale e politica che venne attuata dalla Chiesa, venne istituita nella Diocesi la magistratura dei Vicari del Contado. Essi avevano come compito primario quello della riscossione delle tasse e secondariamente quello di assicurare le ville e i castelli all’obbedienza alla Chiesa e al Comune. La suddivisione della varie zone di competenza venne  dal cardinale Silvio Passerini governatore di Perugia e nel 1526 Sant’Enea venne posta assieme a Villanova, Santa Maria Rossa e San Nicolò di Celle sotto un unico vicario.

Con la Guerra del Sale del 1540 anche la zona di Sant’Enea fu duramente colpita trovandosi lungo la principale direttrice che collegava Roma con Perugia, per cui le truppe pontificie nell’attraversarla la saccheggiarono e uccisero molti dei suoi abitanti. Papa Paolo III concesse quindi al tribolato castello l’esenzione perpetua dalla Gabella del Fuoco, nonostante ciò il paese dovette comunque sborsare 400 scudi per i bisogni della Camera Apostolica e si obbligò a pagare ogni anno a Roma 5 scudi per la festa dei santi Pietro e Paolo.

L’antico impianto regolare del castello resta ancor aoggi molto ben conservato e ad esso si accede tramite la porta di accesso di epoca gotica. Sul luogo ove probabilmente sorgeva una primitiva cappella oggi si trova una piccola chiesa totalmente modificata nel suo aspetto a partire dagli anni Venti del Novecento quando venne dedicata ai Caduti della Grande Guerra e divenne il luogo della memoria dell’intera comunità. 

Posta lungo la cinta muraria che guarda a settentrione, la chiesa è sormontata dai resti evidenti di una torre che reca con sé una meridiana, unica traccia delle torri che dovevano animare le mura del castello. Il rosone posto sulla facciata è opera delle fornaci Biscarini di Perugia.

L’edificio è certamente esistente dal 1645 quando in occasione della visita pastorale del vescovo Monaldi, il vicario del vescovo oltre alla chiesa parrocchiale si recò a visitare la piccola chiesa di San Filippo Neri eretta come oratorio della Compagnia della Morte all’interno del castello.

Il Mariotti poi nel suo importante studio specificò ulteriormente che: “Rimane al presente ne’ limiti di questa Cura, dentro al castello medesimo, l’Oratorio col titolo di San Filippo Neri de Marchesi Rossi Leoni”. La chiesa dunque nel secolo XVIII fu la cappella privata dei Marchesi Rossi Leoni proprietari del palazzo che occupa ancora oggi tutto il lato nord del castello (oggi condominio privato). Tale vpalazzo con l’annessa chiesetta a fine XIX secolo divenne proprietà del cardinale Francesco Satolli primolegato pontificio per gli Stati Uniti d’America il quale contribuì tra l’altro al restauro e all’ampliamento della chiesa parrocchiale di Sant’Enea e alla costruzione della nuova chiesa per Villanova ove possedeva numerosi terreni.

Per quanto riguarda la chiesa parrocchiale dedicata a sant’Agnese essa fu confermata al monastero di San Severo di Perugia nel 1252 da papa Innocenzo IV e nel 1258 da Alessandro IV e il 26 gennaio 1419 Pietro abate del monastero camaldolese di borgo San Sepolcro vicario generale dell’ordine, impose a questa chiesa detta nell’atto “Ecclesia Sancte Agnetis in collina que erat opulenta” un annuo canone da pagare per le esigenze del monastero camaldolese di Perugia.

 Appare molto significativo il fatto che la chiesa di Sant’Agnese a quell’epoca venne definita addirittura opulenta, a testimoniarci che era proprietaria di vasti terreni da cui ricava vino, olio e grano. 

Una prima importante opera di restauro e ampliamento della chiesa si svolse a partire dal 1444, come testimoniava un’iscrizione in terracotta vista dal Mariotti nel XVIII secolo ed oggi non più esistente. Come conferma di un momento storico particolarmente florido per la chiesa di Sant’Enea, nel 1500 essa formò il catasto dei suoi beni costituiti da vaste porzioni di terreno coltivato a pergolato, poste tutte intorno al luogo di culto. La più antica descrizione della chiesa di Sant’Agnese è quella contenuta nella visita pastorale del vicario del vescovo Fulvio Della Corgna nel 1570. Donato Torri ci riferisce della presenza di ben cinque altari compreso l’altare maggiore ove era posta una tavola con la Vergine tra sant’Agnese e san Bernardo, ancora oggi conservata a Sant’Enea. Gli altri altari erano tutti e quattro legati alle confraternite presenti nel paese: uno era della Compagnia del SS. Sacramento, uno della Confraternita del Santo Rosario, uno era dedicato al SS. Crocefisso ed era della Compagnia della Buona morte ed uno infine della Confraternita di san Vincenzo.

La principale festa patronale della parrocchia era antica riservata a San Servolo, martire patrono della città di Trieste e anche esso figura come Agnese importata nelle nostre terre ai tempi della dominazione bizantina (VI-VII).

L’aspetto con cui oggi si presenta la chiesa di Sant’Enea è frutto degli importanti lavori di ampliamento e restauro svoltisi nel secolo scorso a partire dal 1928, quando all’antica struttura vennero aggiunti l’abside, il presbiterio e i transetti e realizzato il sontuoso altare in marmo di Carrara ove è oggi posizionato un prezioso Crocifisso del XIX secolo al quale viene dedicata ogni venticinque anni una festa solenne molto partecipata dalla popolazione.

 Nel 1958 vennero edificati i due altari del transetto dedicati alla Madonna delle Grazie e a sant’Agnese, per volere del parroco di allora Don Andrea Frattegiani.

 L’anno successivo le signorine Caselli, eredi della prestigiosa vetreria Moretti-Caselli di Perugia regalarono alla parrocchia le vetrate dell’abside raffiguranti gli angeli musicanti. Negli oculi circolari posti nel catino absidale sono raffigurate su vetro le virtù  e al centro è raffigurato il volto della Vergine Maria eseguito sul cartone di quello per la Madonna Assunta nelle vetrate absidali di  Santa Maria degli Angeli. 

Nel 1961 infine venne realizzata la facciata così come oggi si presenta semplice nella cornice con il timpano classico e un grande finestrone.

L’interno della chiesa fu affrescato nell’autunno del 1957 dal pittore locale Guglielmo Ascanio “a perfetta regola d’arte e di piena soddisfazione di tutta la popolazione di Sant’Enea”, attivo nella decorazione di numerose chiese della diocesi tra cui Panicale, Monteleone d’Orvieto e Ponte Valleceppi. Gli affreschi rappresentano motivi decorativi popolari come stelle, corone di spine, gigli. All’incrocio del transetto con la navata sono raffigurati quattro angeli recanti grappoli d’uva e spighe di grano.

Nel transetto sinistro è collocato presso la porta della sacrestia uno splendido dipinto su tavola che risulta essere la grande pala d’altare che in origine era posta sull’altare maggiore della chiesa. Esso è probabile opera di Berto di Giovanni compagno di Raffaello e discepolo di Perugino e reca la data 1512. Sempre nel transetto sinistro c’è l’altare dedicato a Sant’Agnese, la statua di Santa Rita e una tela moderna raffigurante la Crocifissione. Nel transetto destro si trova la statua di Sant’Antonio Abate (patrono del bestiame e molto amato un tempo dai numerosi allevatori del paese), l’altare della Madonna delle Grazie e una tela moderna raffigurante la Natività. La chiesa è a navata unita e lungo di essa troviamo delle nicchie ricavate all’interno di grandi arcate a tutto sesto. Nelle due nicchie centrali lungo la navata troviamo a sinistra la statua di Sant’Antonio di Padova e a destra la statua di San Servolo del XVIII secolo.

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