Cellule di Evangelizzazione

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Le cellule in casa

Dalla Corea, con il pastore Paul Yonggi Cho, è nata una formula, un metodo di evangelizzazione che si chiama «le cellule in casa». Un prete americano, padre Michael Eivers, lo ha, in certo qual modo, “cattolicizzato” e lo ha importato con successo nella sua parrocchia, in Florida, assegnando un posto speciale all'adorazione eucaristica. Nel 1987 Don Pigi, il parroco di Sant’Eustorgio a Milano, è andato a visitare quella parrocchia dietro consiglio di un amico e ne è tornato entusiasta. A seguito di questa visita, ha chiamato un gruppo di fedeli per condividere questo impegno di evangelizzazione nella sua parrocchia. L’esperienza si è diffusa rapidamente dalla parrocchia di Sant’Eustorgio a Milano a numerose altre parrocchie, in Italia e all’ estero.

Nella nostra unità  pastorale si sta attuando una esperienza analoga da appena un anno. L’incontro di cellula attualmente ha luogo due volte al mese, è centrato sull’ ascolto e sulla condivisione della Parola e dura all’ incirca un’ora, secondo uno schema prefissato. Una particolarità delle cellule è quella della evangelizzazione relazionale dell’oïkos e cioè l’idea di una diffusione da cuore a cuore attraverso le relazioni già esistenti dando un carattere interpersonale e relazionale alla testimonianza di fede. La cellula raggiunge i propri obiettivi se, pur conservando le sue piccole dimensioni, si riproduce costantemente. Essa può moltiplicarsi in due, quattro, otto parti o più, secondo la vitalità di ciascun gruppo.

Gli obiettivi di questa attività sono fondamentalmente sette:

  1. Crescere nell’ intimità con il Signore
  2. Crescere nell’ amore fraterno
  3. Condividere Gesù con gli altri
  4. Formarsi per svolgere un servizio nella Chiesa
  5. Dare e ricevere sostegno
  6. Preparare i futuri coordinatori per le nuove cellule
  7. Approfondire la fede

I rapporti, anche nella Chiesa, soffrono spesso di «impersonalità»; sono a volte troppo rapidi o troppo professionali o superficiali. Al contrario in un piccolo gruppo come la cellula, che si dedica alla preghiera,  e alla condivisione di esperienze spirituali, si instaurano relazioni personali che permettono di sentirsi accolti, ascoltati, non giudicati e amati così come si è. 

Diego Canfora


 

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