La Luce del Mondo

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Stefano  Ugolini

Ecco, sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce, e apre la porta, io verrò da lui, e cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3:20) L'originale creazione del pittore William Holman Hunt, dipinta di notte in una capanna improvvisata a Worcester Park nel Surrey, fu oggetto durante il regno della Regina Vittoria di grande devozione e divenne il simbolo della Rinascita del Cristianesimo Inglese dopo i secoli bui dello Scisma Anglicano. Dopo un tour nelle principali città del Paese venne collocata nella Cattedrale di St. Paul a Londra dove ancora oggi si trova. Tempo di attesa l’Avvento, tempo di lunghe notti e silenzi colmi di domande. La liturgia propone letture e riflessioni che parlano della Venuta di Cristo alla fine dei tempi e della Venuta storica di Gesù a Betlemme. È questo un tempo di grande grazia, tempo di incontro intimo e profondo con Gesù, tempo in cui la sua Venuta (spesso silenziosa e discreta) tocca la nostra vita nell’intimo della nostra esistenza. Il pittore inglese preraffaellita William Holman Hunt nella sua opera “La Luce del Mondo” ci racconta in chiave simbolica e profonda la venuta di Cristo verso il cuore di ogni uomo di ogni tempo. Hunt assieme ai Preraffaelliti inglesi, nel pieno dell’ateismo trionfante che durante la Rivoluzione Industriale affermava che solo il benessere economico donava felicità all’uomo, visse la sua profonda conversione al Cattolicesimo e attuò una vera e propria riscoperta dell’Arte Sacra in Inghilterra. Il dipinto è chiaramente un’allegoria relativa al rapporto d’amore di Dio e l’anima di ognuno di noi, cercata da Lui come lo Sposo cerca la Sposa nel Cantico dei Cantici. In una boscoso paesaggio notturno si staglia la figura di Gesù, cinto di vesti regali e con la corona sul capo, in procinto di bussare ad una porta ricoperta di erbacce e a lungo non aperta. Tantissimi sono gli elementi simbolici con cui il dipinto parla al nostro cuore. La notte è la nostra Vita, piena di timori, precaria, alla ricerca continua di senso. Gesù porta la lanterna da cui proviene la luce che dona riflessi dorati e calore al dipinto. È la Parola di Dio che ci dona la capacità di vedere con occhi nuovi, distinguere i contorni sfuggenti del Mondo. E poi c’è quella porta chiusa a cui Gesù sta bussando. Quella porta che come indicano le erbacce e i rovi che la avvolgono non è stata aperta da tanto, troppo tempo. Una porta senza maniglia, che solo dall’interno possiamo aprire. Quella porta è il mio, il tuo cuore. Chiuso nei suoi affanni, nelle sue certezze, nei suoi problemi. Gesù è un Re come vediamo, ma non usa la forza, bussa delicatamente e solo noi possiamo aprire quella porta. E’ la stima di Dio in noi che appare quindi proprio grande nel dipinto, dove il Signore dell’Universo si umilia ad attendere che una sua creatura apra la porta della sua vita. È dunque questo l’Avvento, un Dio che viene, che attende, che cerca. Non siamo noi ad andare da Lui ma il contrario. Lui, così vicino da poterlo incontrare appena schiusa la porta del cuore. 

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